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Sustainability Omnibus: cosa cambia davvero per imprese e investitori immobiliari

  • Immagine del redattore: Luca Azzolini
    Luca Azzolini
  • 8 apr 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 16 gen

La Commissione Europea ha presentato il pacchetto Sustainability Omnibus con l’obiettivo di ridurre gli oneri amministrativi a carico delle imprese e rendere più sostenibile l’implementazione delle normative ESG. Il pacchetto propone un alleggerimento significativo dei requisiti di rendicontazione oggi previsti dall’Unione Europea, mantenendo però invariati i principi di fondo della trasparenza e della gestione dei rischi di sostenibilità.

Per chi investe, gestisce o occupa immobili, le modifiche non riducono la rilevanza strategica della sostenibilità: cambiano le modalità, non la direzione.


Perché nasce l’Omnibus

Negli ultimi anni l’UE ha introdotto un quadro normativo ambizioso per sostenere il Green Deal, migliorare la trasparenza aziendale e proteggere investitori e consumatori dai rischi climatici e sociali. Tuttavia, il recente rapporto Draghi ha evidenziato come alcune direttive possano generare un carico amministrativo eccessivo, soprattutto per PMI e mid‑cap.

Il pacchetto Omnibus risponde a queste criticità, con l’obiettivo di:

• ridurre gli obblighi più onerosi,

• semplificare i processi di reporting,

• mantenere la competitività delle imprese europee.

La Commissione stima risparmi annuali pari a 6,3 miliardi di euro, oltre a riduzioni significative dei costi di implementazione iniziale.


Implicazioni per investitori immobiliari e imprese

Una disclosure di qualità resta essenziale per valutare rischi, performance e resilienza degli asset. Anche con requisiti più leggeri, il business case ESG non cambia: efficienza energetica, governance trasparente e gestione dei rischi climatici rimangono fattori determinanti per valore e competitività.


1. Copertura ridotta e più tempo per adeguarsi

• Molti investitori e imprese di dimensioni medio‑piccole saranno esclusi dal perimetro CSRD grazie all’innalzamento delle soglie finanziarie e occupazionali.

• Le grandi aziende non ancora soggette alla CSRD avranno circa due anni aggiuntivi prima dell’obbligo di conformità.

• Chi ha già pubblicato un report CSRD dovrà continuare a farlo.

• La CSDDD slitta al 2028 per le imprese di maggiori dimensioni.

• Nel frattempo, 15 Stati membri hanno già recepito la CSRD: in Italia l’adozione è avvenuta il 10 settembre 2024.


2. Materialità, rischi e opportunità: il principio non cambia

La doppia materialità resta il fondamento del reporting europeo.

Le aziende che rientrano nel perimetro – e i loro partner commerciali diretti – dovranno continuare a valutare:

• impatti ambientali e sociali,

• rischi e opportunità finanziarie legate alla sostenibilità.

Le imprese che hanno già condotto una valutazione di doppia materialità dispongono oggi di insight preziosi per la gestione dei rischi e il dialogo con investitori e stakeholder.

Anche con tempistiche più ampie, questo lavoro resta un vantaggio competitivo.

Le revisioni della CSDDD si allineano inoltre alla CSRD sui piani di transizione climatica: non più “attuati”, ma dotati di “piani di attuazione”. Per il real estate – settore ad alta intensità emissiva – la necessità di un piano di transizione rimane sostanziale.


3. Raccolta dati: meno requisiti, ma la qualità resta centrale

La proposta Omnibus prevede una revisione degli ESRS per ridurre il numero di metriche obbligatorie, oggi spesso difficili da raccogliere a causa della molteplicità di attori coinvolti (proprietari, tenant, property e facility manager, sviluppatori, fornitori).

Tuttavia:

• le metriche ESG restano fondamentali per valutare performance e rischi;

• chi ha già investito in sistemi di raccolta e gestione dati può trasformare questo sforzo in un vantaggio competitivo;

• la due diligence della CSDDD si concentrerà sui fornitori diretti, con aggiornamenti quinquennali anziché annuali.

Le imprese che escono dal perimetro CSRD possono adottare lo standard volontario per le PMI, utile per rispondere alle richieste dei partner limitando l’onere informativo.


4. Accesso alla finanza “green”

Molte istituzioni finanziarie utilizzano la Tassonomia Europea come riferimento per prestiti e investimenti sostenibili.

Valutare l’allineamento – totale o parziale – degli asset immobiliari può:

• facilitare l’accesso a capitali green,

• supportare strategie di investimento a basse emissioni,

• migliorare la competitività dei portafogli.

Le semplificazioni previste ridurranno gli oneri di trasparenza, ma i criteri tecnici di screening restano in fase di revisione.


Cosa aspettarsi ora

Le proposte dovranno essere approvate da Parlamento e Consiglio europeo. Il processo potrebbe richiedere mesi o anni. Una volta adottata la direttiva, gli Stati membri avranno un anno per recepirla.


La prospettiva Kleydos

In un quadro normativo in evoluzione, la priorità non è “fare meno”, ma fare meglio:

processi di raccolta dati più solidi, valutazioni di materialità più precise, piani di transizione più credibili.

Kleydos supporta investitori e aziende nella gestione dei rischi normativi e nella costruzione di modelli operativi che trasformano la compliance in valore.

Quando i dati sono affidabili e i processi sono chiari, le imprese navigano il cambiamento con maggiore sicurezza e capacità decisionale.

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